18/mar/2013

Impronte evangeliche: etica & missione



C’è relazione tra etica e missione? Tra moralità e testimonianza? La domanda non è retorica, anche se la risposta non può che essere un deciso “si”. Lo insegna la Torah,  il Sermone sul monte, il ruolo che i cristiani hanno sempre avuto come “sacerdozio reale e nazione santa” (1 Pt 2,9). La connessione tra missione ed etica è così diffusa in tutta la bibbia da incoraggiarci a superare il deficit etico e l’imbarazzo missionario che di frequente caratterizzano la vita delle comunità cristiane.
Alcuni segnali ci aiutano a far nostra la connessione tra moralità e testimonianza.

  • In primo luogo, l'etica cristiana è plasmata da Dio. Segue Dio, perché la grazia di Dio viene prima dell'invito o del comando a vivere nelle sue vie. E ' diretta da Dio, perché l'etica cristiana cerca un’azione, un comportamento in sintonia con il modo e lo scopo della creazione. E’ orientata verso ciò che è giusto, in un mondo segnato dalla profondità del peccato. Spesso l’etica è semplicemente il modo che Dio usa per chiamare le persone a prendere la propria croce e vivere fedelmente per lui. Ed è anche legittimata da Dio, Colui che ci guida in tutta la verità. Per essere testimonianza autentica, però, l'etica deve essere ispirata dalla conoscenza di Dio: nel suo cuore, quindi, ci sono sempre la preghiera e l'adorazione.


  • In secondo luogo, l'etica cristiana ha la forma della Storia. Prende sul serio le narrazioni bibliche e cerca di dare un senso all’esperienza contemporanea alla luce di questo racconto unico ed autorevole. Questa storia è per tutti, anche per coloro che ancora non si sono identificati con/in essa.


  • In terzo luogo, l’etica cristiana è segnata dalla comunità. La realtà della vita comunitaria deve testimoniare l'amore di Dio, senza che questo comporti omogeneità e imposizione. Il comandamento di Gesù di amare Dio è, per sua natura, generale e possiamo soddisfarlo in molti di modi.  Per questo, un compito importante della comunità è aiutarsi reciprocamente a percepire la posta in gioco in situazioni difficili e complesse. In un certo senso, viviamo eticamente bene quando stiamo insieme.


  • In quarto luogo, l'etica cristiana è centrata sull’altro. L’altro è sempre una persona, mai un target. Il riconoscimento della bontà morale altrui, però, non alleggerisce la pretesa del Vangelo esige sempre una risposta: vale a dire, il pentimento e la conversione.


  • Infine, e forse questo è l’elemento più sconvolgente, l’etica cristiana ha sempre un profilo che si articola solo su grandi linee. Spesso, cioè, non riusciamo a descrivere completamente la sua forma e siamo costretti a improvvisare ruoli etici e cristiani seguendo la luce del Vangelo e secondo la nostra vocazione.


In questo modo, l’etica cristiana diventa missione. Tutta la vita – non solo la proclamazione verbale – testimonia della fede (o della sua mancanza) nel suo Signore.

12/gen/2013

Il barbiere di Stalin




Il barbiere di Stalin era un artigiano di tutto rispetto. Onesto, attento, rigoroso, preciso come ogni buon barbiere dovrebbe essere.  Faceva bene il suo lavoro e, naturalmente, non si sentiva toccato dalla moralità dei suoi clienti. Dopotutto, fare la barba non è un affare etico e non produce valori. Il rasoio, dopotutto, non rade nessuna visione del mondo, è ideologicamente neutro.
Sembrerebbe quindi che neanche il barbiere di Stalin fosse  colpevole dei delitti del dittatore. Era solo responsabile dei suoi baffi, nulla di più.
Ma non è così. Aggiustando quei baffi, infatti, contribuiva ad aumentare il fascino e l’appeal del dittatore. Diventava un consulente all'immagine, uno degli uomini ombra del regime. Era anche l’unico autorizzato a brandire un rasoio accanto alla celebre gola e – direbbe Amleto – avrebbe potuto farsi giustizia con l’uso di una semplice e nuda lama. Evitando qualunque protesta, omettendo ogni azione oltraggiosa e irriverente  nei confronti del dittatore, l’innocente barbiere finisce così per avere una parte di responsabilità, oltre a flirtare pericolosamente con il male.
In un senso, siamo tutti barbieri di Stalin. Come lui, non ci sentiamo minimamente responsabili dei crimini e dei fallimenti del sistema in cui siamo immersi, pur servendolo fedelmente. Come lui, ci dichiariamo regolarmente innocenti pur flirtando ripetutamente con l’ingiustizia e con l’irresponsabilità che caratterizza il nostro mondo. 

05/gen/2013

Spolitizziamoci?



Uno dei tratti  più caratteristici del dibattito pubblico italiano nell’ultimo trentennio è la tendenza a una progressiva spoliticizzazione. La politica viene ridotta a mera “tecnica” di amministrazione dell’esistente, spogliandosi di ogni vero progetto di riforma. Mancano le idee forti e le energie, poi, sono ovunque scarse.  Da questo processo emergono alcuni indicatori:

  • tutto ciò che è pubblico si sgretola e de-valorizza; 
  • la società civile viene esaltata acriticamente (senza considerare che spesso si tratta di semplici manifestazioni sociali sregolate, particolaristiche, corporative e lobbistiche … risultanti dalla semplice interazione tra i gruppi di potere di fatto dominanti) e poi contrapposta allo Stato; 
  • il conflitto è sempre demonizzato e il dissenso criminalizzato.

 Questi segnali si inseriscono in una cornice dove  si reiterano degli atteggiamenti, ormai strutturali:

  •  la concezione del potere come asimmetria e campo dei rapporti di forza; 
  • il realismo cinico che sollecita l’ostilità quale fattore costitutivo della vita sociale e politica;
  • l’incapacità a gestire la pluralità e il suo potenziale creativo, fermandosi, spesso, al carattere  disgregativo della diversità e del conflitto; 
  • il bisogno di identificazione e di sintesi simboliche.

Allo stesso tempo, conosciamo tutti le forme degenerate e degeneranti della vita politica nazionale, la sua perversa tendenza a trasformare il potere in abusoi e egemonia, l’ostilità in forza bruta, l’incapacità in paternalismo morale e illiberale, i bisogni simbolici in paure identitarie e strategie di purificazione sociale.
Come agire? Occorre, intanto,  partire e animare. 
Da un lato occorre partire. A poco servono tutte quelle prese di posizione critiche che per default  slittano in un infruttuoso “narcisismo della perfezione  morale". Forse abbiamo perso tutti l’ancoraggio alla realtà concreta, alle sue urgenze, alle sue dinamiche interne e alle sue prospettive e finalità. Dobbiamo partire da dove siamo.
Dall'altro serve animare. Primo Levi, nel suo I sommersi e i salvati, individua uno spazio ambiguo: la zona grigia che è appunto un terreno su cui il bene e il male tendono a confondere i propri confini. E’ anche lo spazio della politica e dell’impegno sociale, della lotta per la giustizia e la shalom.
Territorio di frontiera, buco nero in cui le vittime vengono risucchiate e corrotte, questa zona grigia testimonia la capillarità del male, la sua capacità di avvelenare i pozzi, sfruttando la naturale corruzione umana. 
Con umiltà, senza confondere i piani, evitando di ridisegnare confini o di riassegnare responsabilità, scansadosi dalla tentazione di riprodurre aristocraticismi clericali e fallimenti annunciati, e schivando le prepotenze ... questo spazio deve essere nuovamente esplorato e recuperato.
Iniziando ad ostacolare la pervasività del male in tutte le sue forme.  E cercando di alimentare tutte le capacità possibili per pensare e operare in vista di un futuro diverso dal presente, denso di giustizia e responsabilità.

31/dic/2012

Polemiche evangeliche



Tutti i movimenti e i leader cristiani, le chiese e le agenzie di servizio, dovrebbero cercare di convergere attorno alle verità centrali, accettando la diversità su questioni secondarie che non minacciano la fede nel vangelo biblico. Credo che dovremmo imparare tutti ad essere onesti, rigorosi, diretti e umili nelle discussioni sulle divergenze dottrinali, sulle articolazioni che ne derivano  e sulle nostre relative percezioni.  Lo scopo  non può che essere sempre  la persuasione e mai  la punizione. Purtroppo, però, molte conversazioni si traducono in comportamenti reattivi e/o inutilmente sanzionatori.  E’ il fallimento della controversie e dei contradditori costruiti sulla logica IO VINCO – TU PERDI.
Alcuni consigli per chi vuole dilettarsi nella polemica costruttiva, centrata sul vangelo:

  • non attribuire mai un parere ai tuoi interlocutori che loro stessi non formulerebbero; 
  • considera la prospettiva dei tuoi “oppositori” in modo complessivo, evita sempre le caricature e le semplificazioni; 
  • presenta sempre i punti di forza delle posizioni altrui, non perdere tempo sulle debolezze note; 
  • cerca di convincere e argomentare, senza godere dell’antagonismo. Considera sempre le tue motivazioni; 
  • ricordati continuamente del Vangelo di Gesù Cristo. E anche che solo Dio conosce i cuori.

30/dic/2012

Il massacro continua



Ci sono diverse aree nel mondo dove il periodo delle feste natalizie sembra facilitare la violenza contro i cristiani.
Durante la vigilia di Natale il governo iraniano ha ancora una volta imprigionato Yousef Nadarkhani, un pastore evangelico condannato a morte con l'accusa di apostasia e che, solo grazie alle pressioni internazionali, venne liberato lo scorso settembre.
Le cose peggiori, però, sembra stiano accadendo in Nord Africa, in Pakistan e in Nigeria.

Boko Haram – l’organizzazione terroristica islamica legata ad Al-Qaeda che opera in gran parte del nord della Nigeria - ha attaccato alcune chiese a partire dalla vigilia di Natale. Si tratta di agguati che si ripetono da almeno tre anni e che si intensificano durante le feste natalizie.
Nella regione del Borno, dove Boko Haram è particolarmente forte, sei cristiani sono stati uccisi nella Chiesa Battista di Maiduguri. Nella provincia di Yobe, uomini armati – e il sospetto principale è ancora su Boko Haram – si sono infiltrati in una chiesa evangelica a Piri, vicino a Potiskum, uccidendo altri sei cristiani, tra cui un pastore, prima di procurare l’incendio della chiesa, oltre a quello di alcune decine di abitazioni.
Poi, venerdì scorso nel villaggio di Musari, vicino a Maiduguri, alcuni terroristi si sono introdotti nelle case di Musari e hanno ucciso  (a motivo della loro fede) diverse persone nel sonno: 15 cristiani ancora una volta eletti al martirio dalla follia dell’integralismo religioso.

Boko Haram non è un semplice gruppo terroristico, di opposizione politica. I suoi legami con i gruppi jihadisti, Al-Qaeda, le connessioni nel Sahel e nel Maghreb, sono molto forti. Seguendo la follia multiforme del fanatismo e dell’odio, Boko Haram colpisce infatti anche il governo, le forze dell’ordine e i leader musulmani moderati. L’organizzazione ribelle ha un’ideologia profondamente anti-cristiana e non sarebbe onesto ignorare la natura profondamente religiosa del conflitto.

Cioè, non si tratta di semplici coincidenze geopolitiche, come un certo approccio laico vorrebbe farci credere. Nel XXI secolo, ci sono cristiani perseguitati e uccisi per la loro fede.  E, purtroppo, non finisce qui.